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PONTE REAL FERDINANDO

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Di Domenico Iannantuoni and adsic.it – Domenico Iannantuoni, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1931355

Il ponte Real Ferdinando (detto anche Ferdinandeo) è un ponte sospeso sul fiume Garigliano situato nei pressi dell’area archeologica di Minturnae (Minturno), sul confine fluviale che dal 1927 separa la regione Campania dalla regione Lazio. Fu così intitolato in onore di Ferdinando II delle Due Sicilie.

Fu il primo ponte sospeso a catenaria di ferro realizzato in Italia, e secondo ponte in Europa, dato che il primato assoluto europeo spetta alla Gran Bretagna (1824). La realizzazione del ponte seguì di poco il fallimentare tentativo in Francia di realizzare un ponte sospeso sulla Senna (1824), progettato da Claude-Louis Navier.

Fu esempio di architettura industriale del Regno delle Due Sicilie che dal punto di vista tecnico costruttivo era per quei tempi all’avanguardia in Europa.

La primogenitura dell’idea di un ponte sospeso in ferro la si deve allo spirito poliedrico e innovatore di Carminantonio Lippi che avanzò la proposta in una serie di cinque memorie, la prima delle quali risale al 1817.[3]

progetto Luigi Giura 1826 altezza colonne 7.00 inaugurato 1832 diametro colonne 2.50 danneggiato 1943 lunghezza catene 129.50 ricostruito 1998 larghezza impalcato 5.50 lunghezza impalcato 80.40

L’idea del Lippi risultava anticipatrice sia per la tipologia[2] che per l’utilizzo del ferro quale materiale costruttivo primario.[2] L’idea, pur sostenuta dal proverbiale spirito battagliero dello scienziato proponente, inizialmente non ebbe però sufficiente credito. Il Lippi, «[…] in qualità di esperto mineralogista e grazie ai viaggi che un decennio prima aveva condotto nell’Europa settentrionale, colse con largo anticipo rispetto all’ambiente scientifico italiano, le reali potenzialità del ferro nel campo dell’edilizia, mostrando al contempo una notevole sagacia imprenditoriale.»[2]

Quella del Lippi, fu un’ipotesi di ricerca che gli ingegneri del Corpo borbonico di Ponti e Strade non seppero cogliere in quegli anni. L’ingegner Ignazio Stile, incaricato della relazione, utilizzando argomentazioni speciose, riuscì addirittura a bollare la tipologia come retrograda, in quanto espressione tecnologica di civiltà da lui considerate culturalmente arretrate (il riferimento è al Perù con ponti di corda degli Inca e ai ponti tibetani della Cina himalayana). Ecco come l’ingegner Stile si esprimeva negativamente sul progetto:

«I viaggiatori ne dicono che tal generazione di Ponti vien costumata da’ Cinesi, e da’ Peruani. I primi con verace catene, e colle funi i secondi. […] I cinesi, però, ed i Peruani, non sono le nazioni le più culte della terra, e perciò i loro prodotti risentir debbono della debolezza de’ loro ingegni. Ecco perché gli Europei che da più tempo trafficano nella Cina e nel Perù, e che dal p.mo momento han riportata tra noi l’esistenza di tali ponti non han creduto esser ben fatto imitarli, e l’hanno trascurati, e messi nel numero delle cose di cui non debba farsene conto […]»
(Citazione dalla relazione congressuale del prof. Roberto Parisi al congresso TICCIH del 2006[4])

Nel 1825, l’ingegner Luigi Giura, riprendendo l’innovativa idea della realizzazione del ponte sospeso, così recisamente accantonata, scelse come modello di riferimento, in un primo momento, il ponte dell’Unione sul fiume Tweed (1820) presso Paxton in Scozia, anche per il successo che tale struttura aveva riscosso nell’ambiente culturale napoletano (come testimoniano i trattati di architettura di Francesco de Cesare e di Nicola d’Apuzzo). Nel 1828, dopo numerosi viaggi condotti in Inghilterra e in Francia, presentò un progetto differente dalla prima ipotesi e che faceva riferimento, apportandone numerose variazioni, al “Pont des Invalides” di Parigi, che presentava difetti di stabilità prima ancora di essere portato a termine.

Su incarico di Francesco I di Borbone, padre di Ferdinando II, la progettazione fu affidata all’ingegner Luigi Giura, che ne diresse anche l’esecuzione. Sostituì la fragile scafa risolvendo, almeno per un secolo, l’attraversamento del fiume.

Il ponte ha una luce netta di 80,40 metri misurata tra gli assi dei piloni. Tenendo conto anche della lunghezza delle due rampe di avvicinamento che collegano i blocchi di ancoraggio delle catene con i piloni (ciascuna di circa 24 metri), il ponte ha una lunghezza complessiva di 128 metri. Il sistema di sospensione è costituito da due coppie di catene distanziate tra di loro 5,80 metri.

I lavori furono iniziati nel 1828 e terminati il 30 aprile 1832: l’inaugurazione alla presenza del re avvenne dieci giorni dopo, il 10 maggio 1832: il sovrano si pose al centro della campata e ordinò che sul ponte passassero due squadroni di lancieri al trotto e ben sedici traini d’artiglieria.

I componenti costruttivi metallici erano stati prodotti nelle ferriere calabresi di Mongiana, di proprietà del generale Carlo Filangieri, principe di Satriano e duca di Cardinale. La spesa fu di 75 000 ducati, a carico del regno.